CONOSCI IL NOME CHE TI HANNO DATO, NON CONOSCI IL NOME CHE HAI.

 

 

Viene così introdotto uno dei romanzi più leggibili, ma allo stesso tempo più affascinanti del premio Nobel portoghese Josè Saramago: “Todos òs nomes.” (“Tutti i nomi.”).

“Tutti i nomi” si affida alla duttilità letteraria e culturale del lettore, offrendo in superficie una storia simil-giallo affascinante, coinvolgente e di non ostico svolgimento per il fruitore; d’altra parte (come è solito nei romanzi di Saramago) vengono presentate nel corso dello scritto chiavi di lettura più complesse che danno a chi legge modo di confrontarsi con i dubbi esistenzialisti tipici di uno degli scrittori più importanti di questo secolo.

Il romanzo ruota attorno alle vicissitudini di un impiegato dell’anagrafe comunale di un non precisato paese, tale Josè.

Eccovi un estratto:

“..generalmente non si dice che una decisione ci appare, gli uomini sono talmente gelosi della propria identità, per vaga che essa sia, e della propria autorità, per poca che ne abbiano, che preferiscono darci ad intendere di aver riflettuto prima di fare l’ultimo passo, di aver ponderato i pro e i contro, di aver soppesato le possibilità e le alternative, e infine dopo un immenso lavorio mentale, di aver preso la decisione. C’è da dire che le cose non sono mai andate cosi. Non verrà mai in mente a nessuno l’idea di mangiare senza sentire abbastanza appetito, e l’appetito non dipende dalla volontà dell’individuo, si crea da solo, è il risultato di obiettive necessità del corpo, un problema fisico-chimico la cui soluzione, in modo più o meno soddisfacente, si ritroverà nel contenuto del piatto. Persino un atto tanto semplice come quello di uscire di casa per andare a comprare il giornale presuppone, non solo un sufficiente desiderio di ricevere informazioni, il quale, è bene chiarirlo, essendo un desiderio, è necessariamente appetito, effetto di specifiche attività fisico-chimiche del corpo, ancorché di diversa natura, ma presuppone anche, quell’atto quotidiano, per esempio la certezza, o la convinzione, o la speranza, non consapevoli, che il veicolo addetto alla distribuzione non sia in ritardo o che il chiosco dei giornali non sia chiuso per malattia o assenza volontaria del proprietario. D’altro canto, se persistessimo nell’affermare che le nostre decisioni siamo noi a prenderle, allora dovremmo iniziare con il chiarire, con il discernere, con il distinguere chi è, in noi, quello che ha preso la decisione e quello che poi la eseguirà, operazioni impossibili, ove ci siano. A rigore, noi non prendiamo decisioni, sono le decisioni che prendono noi. La prova la ritroviamo nel fatto che, passando la vita a compiere successivamente i più svariati atti, ciascuno di essi non lo facciamo precedere da un periodo di riflessione, di valutazione, di calcolo, al termine del quale e solo allora, ci dichiareremmo in condizioni di decidere se andare a pranzare, o a comprare il giornale, o a cercare la donna sconosciuta..”

_”TUTTI I NOMI” -JOSE’ SARAMAGO- 1997_ 

 

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